Mentre il suono estraneo alla vita, sempre musicale, cosa a sé, elemento occasionale non necessario, è divenuto ormai per il nostro orecchio quello che all'occhio è un viso troppo noto, il rumore invece, giungendoci confuso e irregolare dalla confusione irregolare della vita, non si rivela mai interamente a noi e ci serba innumerevoli sorprese.


                                                 Luigi Russolo, L'arte dei rumori, 1913



Nel saggio Immersion into noise, l'artista americano Joseph Nechvatal propone una riflessione sull'essenza del rumore delineandone una possibile estetica di riferimento. L’estetica del rumore è esperienza dell'eccesso, un elemento di resistenza all'ovvio capace di fornire nuove dimensioni di relazione e di condurre direttamente alla vita dell'immaginazione. La potenzialità operativa dell'arte del rumore – i cui fondamenti muovono da Nietzsche e dalla rumoristica di Russolo per passare attraverso il concetto di rizoma elaborato da Deleuze e Guattari, la Patafisica di Jarry, gli happening di Fluxus, fino alla musica di Jimi Hendrix e alle neuroscienze – concede quindi di superare l'abuso di spettacolarizzazione e immediata leggibilità tipico dell'arte attuale per ristabilire un essenziale principio di indeterminatezza. Il rumore va inteso quale parte integrante di ogni processo di significazione e deve essere considerato in una prospettiva di immanenza: esso non è semplicemente un parassita che distorce un oggetto di comunicazione rendendolo fastidioso o incomprensibile, ma ne costituisce un elemento portante. L'estetica del rumore si fonda su tale principio: il rumore fa ontologicamente parte di ogni oggetto sottoposto a percezione, ne è condizione necessaria. Una possibilità dell'arte è di rendere densa di significato quella parte della comunicazione che solitamente sfugge alla codificazione e alla comprensione, ovvero il “rumore”. Gli artisti in mostra adottano un modus operandi - quello dell'ascolto o immersione - che pone la processualità in una posizione privilegiata rispetto alle esigenze di rappresentazione e individua in quello che potremmo definire errore una condizione essenziale per rendere conto della complessità dell'esistente.


Bruno Barsanti

Alessandro Carrer








Noise has the power to bring us back to life. On the other hand, sound, foreign to life, always a musical, outside thing, an occasional element, has come to strike our ears no more than an overly familiar face does our eye. Noise, gushing confusely and irregularly out of life, is never totally revealed to us and it keeps in store innumerable surprises for our benefit.

                                                  Luigi Russolo, 'The art of noise', 1913


In his essay “Immersion into Noise” the American artist Joseph Nechvatal outlines an aesthetics of noise as an experience of excess. Noise represents an element of resistance capable of offering new relational modes whilst drawing us directly and authentically to “our inner world, to the life of our imagination .“ The operative potential of noise art – which traces its theoretical foundations through Nietzsche and Russolo’s noise-music by way of Deleuze and Guattari’s concept of the rhizome, Jarry’s Pataphysics, the happenings of the Fluxus group and the music of Jimi Hendrix, as well as work in the field of neuroscience – thus offers a means of overcoming the abuse of spectacle and instant legibility typical of art today, with a view to returning to an essential principle of indeterminacy. Noise is not simply a parasite distorting an object of communication, rendering it grating or incomprehensible, but is in fact a constitutive element that must be considered in terms of immanence. Noise art is founded on the principle that noise is part of the object on an ontological level; it is its necessary condition. The role of art is to render dense with meaning that part of communication which usually escapes codification and understanding – “noise”.

The artists participating in the exhibition engage with this line of thought, assuming a modus operandi based on listening, or immersion, placing processuality in a privileged position with regard to the demands for representation, while locating in what might be termed error an essential precondition for coming to understand the complexity of existence. 


Bruno Barsanti

Alessandro Carrer